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Terra, fuoco, aria e acqua: ceramica raku!

Shock termico subito dalla ceramica nella tecnica di lavorazione raku, Ceramiche Liberati

ALCHIMIA E MAGIA: Terra, fuoco, aria e acqua: ceramica raku!

Come di consueto, mi piace iniziare i miei articoli iniziando con i saluti, quindi anche per questa volta comincio con:

Ciao a tutti amici della ceramica!

Naturalmente è sempre il vostro Blogger Mani che vi parla, come avrete capito, ogni settimana mi cimento in qualche argomento che tratta di ceramica artistica Made in Italy, negli ultimi articoli vi ho raccontato dei corsi di ceramica Foggiatura e Decorazione organizzati in Abruzzo dal laboratorio Liberati. Di volta in volta, non è mai facile scegliere di cosa parlarvi, non perché non ho argomenti da trattare, ma perché qui da Ceramiche d’arte Liberati sono in continua evoluzione e stare dietro a tutta la loro creatività è veramente arduo, ma al tempo stesso estremamente stimolante (per chi ancora non mi conoscesse, vi suggerisco l’articolo Ceramica perfetta: Mani nell’artigianato italiano dove potrete leggere qualcosa in più su di me). Oggi ho deciso che voglio raccontarvi qualcosa di magico, perché la ceramica è un’arte dalle mille sfaccettature che permette di supportare il proprio estro oltre ogni limite creativo, qui nel laboratorio di ceramica italiana in Abruzzo il Maestro Giuseppe Liberati si cimenta da svariati anni, ha oltre 35 anni di esperienza, con varie lavorazioni, oltre a quelle più classiche e tradizionali, da sempre è un pioniere nelle ceramiche dal design moderno e contemporaneo che trovano ampio consenso della critica, ma anche degli appassionati e cultori della ceramica, oggi “rullo di tamburi”… voglio parlarvi delle ceramica raku made in Italy.

Per chi per la prima volta sente questo strano nome dal suono orientale: “raku”, come già spiegato nella sezione Lavorazioni è un’antica tecnica che viene da molto lontano, nasce in Giappone da un artigiano che non è giapponese bensì coreano, il suo nome era Chojiro e nel XVI secolo d.C. inventò questa tecnica per facilitare la creazione delle tazze per la cerimonia del tè. Il significato giapponese del termine raku sta ad indicare “comodo, rilassato, piacevole, gioia di vivere” e deriva dal sobborgo di Kyōto nel quale era estratta l’argilla nel sedicesimo secolo. Nel laboratorio Ceramiche Liberati la tecnica è praticata sia dal Maestro Giuseppe Liberati sia dal figlio Lorenzo, che nell’ ultimo periodo ha iniziato a cimentarsi con le varie lavorazioni della ceramica, ha ancora molto da imparare dal padre, che con le sue “alchimie raku crea delle vere e proprie opere d’arte, caratterizzate da effetti decorativi cangianti dai riflessi metallici e craquelé (in italiano craquelure) unici, ma da quello che ho potuto vedere, se vale il detto “tale padre, tale figlio”, il giovane Lorenzo Liberati (classe 1994) è sulla buona strada. La lavorazione Raku è un processo complesso che stravolge completamente i principi base della lavorazione della maiolica tradizionale, infatti l’oggetto viene estratto dal forno ancora incandescente, per far ciò occorre utilizzare delle argille molto resistenti che siano in grado di subire un tale shock termico, particolarmente adatta per la lavorazione raku è l’argilla refrattaria o semirefrattaria. Le argille semirefrattarie, dette anche “argille semire”, sono degli impasti particolari che fanno parte della categoria di ceramiche classificate in modo non convenzionale. Con il termine semi-refrattario vengono indicati gli oggetti in ceramica cotti a temperatura tra i 1000° e i 1300°C. L’effetto che sia ha sulla superficie dell’oggetto ceramico è granuloso al tatto, questa caratteristica è del tutto attenuata se la superficie dell’oggetto viene accuratamente smaltata. Inoltre, questa tipologia di argilla è particolarmente adatta anche alla creazione di opere di grandi dimensioni che resistono anche ad esposizioni in luoghi esterni, difatti il Maestro Giuseppe è solito utilizzare questi impasti ceramici anche in occasione delle varie opere pubbliche (monumenti) realizzate su commissione nei vari comuni italiani.

Il manufatto creato, dopo aver subito la prima cottura che lo rende terracotta, viene preparato alla lavorazione raku e quindi decorato con pigmenti e ossidi colorati, che possono essere applicati con pennello, ad immersione o con aerografo. Ho chiesto al Maestro Giuseppe quali sono i principali ossidi colorati idonei alla cottura della ceramica raku e in base alla sua esperienza mi ha risposto elencando i seguenti componenti:

    • Ossido di rame, che ha una tonalità del verde.  Parte dal color rame per passare dal rosso rubino, trasformarsi in blu e arrivare al color oro quando si induce la riduzione d’ossigeno;
    • Ossido di manganese per effetti dalle tonalità che partono dal porpora tendenti al marrone sul colore melanzana;
    • Ossido di cobalto per il blu, mentre l’azzurro si ottiene mescolando dello stagno;
    • Ossido di nichel per verdi dalle gradazioni calde;
    • Nitrato d’argento per le lavorazioni che vogliono dar luogo ad effetti dorati sul madreperla,
    • Ossido di ferro per le tonalità calde del rosso, giallo che permettono di arrivare fino alle tonalità del grigio verde in base processo di riduzione di ossigeno che si applica durante la cottura.

Ho assistito personalmente ad un workshop di ceramica raku del Maestro Giuseppe, è affascinante osservarlo mentre realizza le sue opere. Il ripetersi dei movimenti che iniziano con la decorazione, passano dall’infornatura per terminare con l’estrazione dell’oggetto ancora incandescente, sembrano un rituale magico dove il Maestro, grazie alle sue abilità, è in perfetta sintonia con l’alchimia artistica della lavorazione raku.

In dettaglio, dopo aver accuratamente decorato il manufatto in terracotta, questo viene abilmente posto all’interno di uno speciale forno a gas, il Maestro Giuseppe preferisce quello a pozzetto, quando nel forno raku si raggiunge una temperatura che oscilla tra i 950 – 1000 °C e il colore dei pezzi all’interno di esso raggiungono una colorazione sulle tonalità arancione, si può iniziare con l’estrazione delle creazioni ancora incandescenti. Il forno viene aperto e gli oggetti estratti, ancora roventi, vengono immersi in una  vasca contenente materiale combustibile: fogli di carta, foglie secche, segatura, etc… che bruciando producono riduzione di ossigeno, necessarie per ottenere quelle colorazioni tipiche della ceramica raku. In un  secondo momento  vengono immersi in acqua fredda e accuratamente lavati per eliminare i segni della combustione e per far emergere la bellezza dei colori. Il processo di estrazione è alquanto scenografico e spettacolare,  sempre più spesso il Maestro Giuseppe, affiancato dal figlio, viene invitato per dimostrazioni durante eventi artistici e non solo. Se vi siete incuriositi dell’effetto che produce la cottura raku e volete vedere qualche esempio di manufatti unici realizzato con questa magica tecnica, vi invito a vedere la sezione dedicata alla ceramica Raku sul sito di Ceramiche Liberati.

La tecnica di lavorazione della ceramica raku, si suddivide in due macro tipologie:

      • Naked Raku, scritto anche rakunaked, in italiano raku nudo;
      • Soft Raku (raku dolce);

ma delle due varianti di ceramica raku vi parlerò in dettaglio in un prossimo articolo… non posso mica svelarvi tutto ora…!?! ?

Dopo questo breve racconto, non siete sempre più affascinati dal fantastico mondo della ceramica?!? Io non riesco più a fare a meno di osservare tutti gli artigiani e artisti del laboratorio Ceramiche Liberati, che di giorno in giorno creano opere d’arte e d’arredo uniche.

Nella ceramica raku, tutto è in completa sintonia: terra, fuoco, aria e acqua. Tutti questi elementi danno luogo a manufatti unici ed irripetibili dove abilità e causalità si intersecano in una magica alchimia.

Come avrete iniziato a capire, conoscendomi volta per volta sempre di più, ogni mio articolo si conclude con una frase più o meno nota, oggi ho scelto per voi questa:

“Arte è quando la mano, la testa e il cuore dell’uomo vanno insieme.” (John Ruskin)

Alla prossima amici!!!
Vostro, Mani!

PS: grazie per le foto all’amico della ceramica W. Recanatese 😉

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